domenica 25 dicembre 2011
venerdì 16 dicembre 2011
lunedì 12 dicembre 2011
domenica 11 dicembre 2011
Vita e arte nella Parigi degli Impressionisti
Lo sviluppo urbano di Parigi
Intorno al 1880, vi è un periodo di grande sviluppo fisico e morale e di modificazione della struttura della città di Parigi. Le strade di Parigi sono al centro di un lavoro di ristrutturazione e della parallela espressione delle nostalgie nei confronti dell’urbanità perduta. La Belle Époque porta, pertanto, un rinnovamento nelle architetture e profonde trasformazioni sia della struttura della città che delle sue diramazioni; infatti è segnata da una ripresa dell’edilizia e dell’inventiva architettonica. Parigi però, intorno al 1850-1870, è una città più o meno rigorosamente definita.
Haussmann
(Parigi 1809-1891). Quest'uomo politico francese, il barone Haussmann è l'autore di un vasto piano di ristrutturazione urbanistica della capitale francese. Una brillante carriera nella pubblica amministrazione lo porta a essere, sotto Napoleone III, prefetto del dipartimento della Senna (dal 1853 al 1869). Valendosi degli ampi poteri connessi alla sua carica, Haussmann realizza la trasformazione urbanistica di Parigi. Il Piano Regolatore è lo strumento che permettere una crescita senza limiti della città e guida la costruzione di opere monumentali che esprimano il prestigio dello stato. Egli ha il compito di annettere a Parigi la periferia. Nel 1851, la metropoli supera il milione di abitanti, nel 1872 la città di Haussmann raggiunge quasi due milioni di abitanti e il movimento dell’industrializzazione aumenta sempre di più. La storia demografica della capitale conduce a una nuova distribuzione della popolazione all’interno degli agglomerati. Di rilevante importanza è il fatto che la città di Parigi è caratterizzata da una forte centralità, è la capitale politica in quanto i capi di stato hanno qui sede, e Camille Pissarro, Boulevard Montmartre: mattina, tempo grigio, 1897svolge anche un ruolo direttivo e unico in Francia. I quartieri della Parigi medievale, sovrappopolati, percorsi da strade strette e tortuose, presentavano gravi problemi di natura igienica e di ordine pubblico. Le misere condizioni di vita del popolo favorivano lo sviluppo della criminalità e il sorgere di rivolte. La polizia si trovava in difficoltà nel reprimere queste sollevazioni: le strade strette potevano essere facilmente bloccate da barricate, i passaggi, i cortili nascosti, i mille anfratti della città vecchia fornivano comode opportunità ai fuggiaschi. Haussmann risolve i problema alla radice, abbattendo i quartieri medievali (ad esempio, quello dell'Île de la Cité). Il piano regolatore prevede diversi interventi tra loro collegati: a) la realizzazione di nuove strade larghe e rettilinee, i boulevards alberati, che formano un sistema coerente di comunicazione tra i principali centri della vita cittadina e le stazioni ferroviarie; b) la creazione di un sistema di parchi pubblici, il più grande ed elegante dei quali era il Bois de Boulogne, antica riserva di caccia reale; c) la riorganizzazione della rete dei servizi urbani: nuovi acquedotti, una nuova rete delle fognature, l'installazione dell'illuminazione a gas nelle strade; d) la costruzione di quartieri periferici nei quali sistemare la popolazione operaia espulsa dal centro. Il piano di Haussmann era così funzionale alle esigenze di ordine e sviluppo poste dalla rapida e disordinata espansione urbana derivante dalla rivoluzione industriale da essere imitato in molte città europee: tra queste ricordiamo Vienna, nella quale viene aperto l'anello stradale del Ring, Barcellona, Bruxelles, Lione, Firenze.
Parigi cambia ancora faccia
Dopo l’esperimento di Haussmann la città continua a prendere nuove forme: si ha un arricchimento notevole del panorama parigino e delle sue strutture. Risalgono a quest’epoca: il Sacre Coeur, la Tour Eiffel, il Grand Palais, il nuovo Trocadéro, il Moulin rouge e il cinema Rex, gli edifici cioè "Belle époque" e le costruzioni in mattoni del Comune di Parigi. La Belle Époque Georges-Pierre Seurat, segna il panorama parigino più per estensione geografica e per ubiquità di rapporti che per l’importanza formale. Tra il 1910 e il 1914 si ricostruiscono in media 1.500 edifici, cioè 6.000 piani e circa 12.000 alloggi all’anno. Questi dati sono sufficienti a costituire una nuova immagine di Parigi e a dare un risveglio all’architettura. Quanto allo stile si sente l’influenza della fantasia dell’Art Nouveau e dello stile floreale. Questi stili di costruzione riempiono a grappoli spazi vuoti, appezzamenti liberi o ricostruiti. L’edilizia della Belle Époque è caratterizzata, quindi, da una presenza multiforme, diversa dal ripetitivo alternarsi dell’haussmannizzazione. Con la Belle Époque si ha così la trasformazione settoriale e l’ascesa sociale e, nel 1911, Delaney crea la Commissione per l’ampliamento e l’abbellimento di Parigi che, nel tracciare la storia urbanistica della capitale, individua i nuovi problemi che si pongono a livello di agglomerazione.
Parigi come centro intellettuale
La Parigi della Belle Époque, inoltre, è il centro intellettuale e culturale dell'Europa.
Infatti il geografo Elisée Reclus, attorno al 1880, afferma: "A ogni modo, Parigi si distingue più per i suoi laboratori che per le sue fabbriche, e la maggior parte dei suoi operai sono degli artigiani, persino degli artisti, e non dei manovali (…). D’altronde, quello che fa l’eccellenza dell’industria di Parigi è l’atmosfera di intelligenza e di arte che la circonda (…). A centinaia inventori e artisti trascinati dalla passione del bello, lavorano in solitaria indipendenza, e quasi sempre oscuramente, per i progressi dell’industria. Spesso oppressi dalla miseria, sfruttati da abili speculatori, molti di loro cadono sul campo del lavoro, ma non senza aver dato il loro contributo ai progressi che assicurano a Parigi la preminenza fra le città del lavoro." Alcuni ingegneri e architetti, che si riferiscono al socialismo utopico, denunciano l’eccessiva concentrazione a Parigi di alcuni artisti, chiamati dal mondo borghese i "miserabili" che progettano di rimodellare Parigi per farne il centro di scambi visibili e invisibili.
La Bohème
Bohème e bohèmien sono termini francesi entrati anche nell'uso italiano a designare un genere di vita fatto di estro, di provvisorietà, sempre alle prese con problemi economici, proprio di certi gruppi di artisti e letterati del sec. XIX. Spesso questi intellettuali spiantati e un po’ anarchici trovavano la loro sede ideale nei quartieri parigini della Rive Gauche, situati appunto sulla riva sinistra della Senna. Da dove derivano i vocaboli? La parola bohème, nata dal riferimento agli zingari che in genere provenivano dalla Boemia, definisce, in francese, anche la persona che pratichi una vita errabonda e disordinata. Come fenomeno intellettuale e di costume la vita libera, anticonformista e "maledetta" di bohème ha gli esempi più illustri nel gruppo di Gautier. La Bohème è anche il titolo di un'opera di Puccini (1896), ispirata al romanzo di Murger Scènes de la vie de bohème (1847-49). I protagonisti sono alcuni giovani artisti, che vivono poveri e liberi nelle soffitte di Parigi.
La Belle époque
Henri Toulouse-Lautrec, Jane Avril che danza la Melinite al Moulin Rouge, 1892. In Europa, il periodo tra la fine del XIX secolo ed il principio del XX secolo, ovvero gli anni che precedettero la prima guerra mondiale, è ricordato con il nome di "La Belle Époque", l’epoca "bella" per eccellenza. Designa tradizionalmente il periodo di euforia tra la fine del sec. XIX e lo scoppio della I guerra mondiale, caratterizzato, specialmente per la borghesia francese, da benessere economico e da vita gaia e spensierata. Per intenderci, sono gli anni del can can. Tutto questo mentre si vanno addensando le nubi che porteranno al grande temporale della Grande Guerra.
Nascita della Belle Époque a Parigi
Durante la fine dell’800, progresso tecnico, scientifico, espansione coloniale, politica, economica costituiscono i simboli della nuova civiltà moderna. Così le Esposizioni Universali si trasformano da mercato in prestigio nazionale; nascono i grandi magazzini con il nome significativo di magasines de nouveauté; l’apertura del Canale di Suez rappresenta il simbolo della tecnica francese e la conferma della sua influenza internazionale. Per la prima volta nella storia dell’architettura il ferro appare come un materiale da costruzione artificiale, che riceve un impulso tale da avere un’evoluzione con la locomotiva, e nel 1889 si inizia a Parigi la costruzione del simbolo del progresso e del valore del genio: la Tour Eiffel.
L’età dell’Impressionismo inizia con un doppio scandalo: da un lato la pittura di Manet, che rivoluziona la concezione tradizionale della forma, dall’altro la critica di Zola, che attacca le convenzioni dell’arte ufficiale.
La vita contemporanea: la città (secondo gli impressionisti)
Pierre-Auguste Renoir, Gli ombrelli, 1881-82 e 1885-86Gli impressionisti sono stanchi dei movimenti e dell’esclusiva grandezza del passato classico e per questo fatto si interessano della vita contemporanea, per scoprirne le caratteristiche ed il fascino. Così si trasformano nei "pittori della vita moderna", che Baudelaire aveva auspicato, affermando che il pittore sarà colui che sarà in grado di rappresentarci il bello della vita attuale. Ci si rende conto così che anche lo spettacolo della società umana è altrettanto importante oltre quello della natura. La città di Haussmann così viene vista come nucleo vitale di folla, animazione, luci, colori, movimento, che Renoir, Pissarro, Caillebotte colgono ciascuno a proprio modo. Claude Monet, Boulevard des Capucines, 1873,olio su tela, 79 x 59 cm, Nelson-Atkins Museum of Arts, Kansas City Camille Pissarro, Avenue de l'Opera, Place du Theatre Francais: tempo grigio, 1898, olio su tela, 74 x 91.5 cm, collezione privata, New York Jean Beraud, I boulevards
La città durante il giorno: il lavoro
Maximilien Luce, Il quai des Orfèvres, 1899Di rilevante importanza diventa la vita quotidiana e, infatti, l’impressionista che riesce a rendere i diversi aspetti della realtà quotidiana del suo tempo è Degas. Egli è un curioso osservatore; inquieto e instancabile, cerca di penetrare tutti i dati, cercando di conservarne intatte l’immediatezza e la spontaneità. Tutto lo interessa e lo attrae, dall’esistenza del borghese-tipo allo sforzo costante dell’umile lavandaia o modista. Durante un soggiorno a Hilaire German Edgar Degas, Mercato del cotoneNew Orleans, 1873New Orleans, crea quadri come Le bureau de coton á la Nouvelle Orleans, dove rappresenta i diversi membri della sua famiglia intenti nelle occupazioni consuete diverse da quelle domestiche. Egli inoltre indaga le diverse attività femminili durante l’intero arco della giornata, dalle dame alle stiratrici. Nel quadro Le stiratrici, ciò che attrae il pittore è la contrapposizione del movimento al colore. Hilaire German Edgar Degas, Le stiratrici, 1884, olio su tela, 76 x 81 cm, Parigi, Musée d'Orsay Gustave Caillebotte, I pulitori di pavimenti Hilaire German Edgar Degas, Mercato del cotone a New Orleans, 1873, olio su tela, 73 x 92 cm, Pau, Musée Municipal
Gli svaghi
Georges-Pierre Seurat, La parata del circo, 1888Anche Manet, come altri pittori della fine dell’800, contribuisce a mettere a fuoco l’esistenza della vita "moderna" parigina. Un esempio si ha nel quadro La musica alle Tuileries (1860), dove egli rappresenta un momento di svago di una società elegante, raffinata e colta, come il compositore Offenbach, Baudelaire. La musica, come si nota, dunque diventa pretesto per un ritrovo mondano-culturale di una società caratterizzata dal salotto, sia all’interno di una casa che all’aperto. Uno dei più celebri giardini è quello di Tuileries, nel quale le ragazzine imparano gli intrighi, l’arte del civettare e le gentilezze del mondo. Un altro svago è la passeggiata a cavallo, come si nota nel quadro Cavalieri al Bois de Boulogne, grazie alla quale i signori sentono la necessità di stare all’aria aperta. Edouard Manet, La musica alle Tuileries, 1861, olio su tela, 76 x 118 cm, Londra, National Gallery Pierre-Auguste Renoir, Cavalieri al Bois de Boulogne, 1873, olio su tela, 261 x 226cm, Amburgo, Kunsthalle Questa conquista della vita all’aria aperta, del verde, dello sport, di questi fenomeni nuovi per la Francia, seguono la tradizione anglosassone, sia dal punto di vista del costume, che si evidenzia in due opere in particolare, La vettura alle corse di Degas per il carattere decisamente inglese della "vettura", del cilindro del guidatore e del Bulldog, considerato come documento di vita e di gusto di quest’epoca, e la Partita di Cricket di Manet. Hilaire German Edgar Degas, Alle corse in campagna, 1872, olio su tela, 36,5 x 55,9 cm, Boston, Museum of Fine Arts Edouard Manet, La partita di cricket, 1873, Francoforte, Städelsches Kunstinstitut
La città di sera: al caffè concerto
La città di sera cambia fisionomia; infatti la briosa animazione e l’illuminazione artificiale delle lampade a gas conferiscono un aspetto quasi magico e fantastico ai Caffè. Questo luogo è visto come l’occasione per fare quattro chiacchiere dopo cena; è anche un luogo di incontro di un pubblico multiforme, dai passanti indifferenti a uomini di cultura: musicisti, letterati, artisti, fotografi. Nei caffè si formano veri e propri circoli, dove si discutono e dibattono problemi di ogni tipo. L’impressionismo, a livello teorico, nasce in uno di questi caffè, con Manet, Zola, Duret, Renoir, Pissarro, ecc. Ed è in un altro di questi che gli stessi impressionisti si ritrovano dopo il ’75, precisamente a "La Nouvelle Athènes". A Manet e Degas spetta il merito di mettere in luce l’atmosfera di forzata allegria, smarrimento e solitudine, come si mostra ne Al caffè di Manet e ne L’assenzio, dove Degas crea due suoi amici, la bella attrice Ellen Andrée e il pittore Marcellin Desbautin; in questo quadro si denota la bottiglia che testimonia il vizio dell’alcolismo. Oltre al caffè, un mondo parallelo è quello del caffè-concerto, dove Degas ne Les Ambassadeurs esamina l’animazione, l’euforia e il senso espressionistico della cantante e delle sue compagne. Edouard Manet, Il caffè nella rue du Theatre Français, 1880, **, ***, Glasgow, Art Gallery and Museum, the Burrell Collection Edouard Manet, Il bar delle Folies-Bergère, 1882, ***, 96 x 130 cm, Londra, Tate Gallery Hilaire German Edgar Degas, Donne sedute al caffè, 1877, Parigi, Musée du Louvre, Cabinet des Dessins Hilaire German Edgar Degas, L’assenzio, 1876, olio su tela, 92 x 68 cm, Parigi, Musée d'Orsay
Henri Toulouse-Lautrec, Ballo al Moulin rouge. 1889 Moulin rouge
Durante la Belle époque in Francia si sviluppò uno spettacolo, che diventerà una delle più famose caratteristiche della Francia: Il Moulin Rouge. Questa sorta di spettacolo o teatro parigino viene costruito da Zidler e J. Oller nel 1889 e viene subito destinato a spettacoli di musica hall, varietà e Café- chantant e operetta, il tutto improntato sul luogo del vecchio ballo della Reine Blanche. Il Moulin Rouge è ricordato anche come luogo di incontro e di svago degli artisti; infatti è reso famoso per l’apporto dei più qualificati artisti come uno dei personaggi immortalati da Toulouse-Lautrec: la Goulue, Jane Avril, Nini pattes-en-l'air, Valentin le Désossé, ecc., prestigiosi interpreti della quadrille réalistee che accolgono spettacoli compositi ed eleganti dal French can-can alle lussureggianti riviste di Mistinguett, che segnano una svolta decisiva nella storia del genere, determinando la nascita della grande rivista "alla francese". Intorno al 1930 viene trasformato in sala cinematografica; successivamente torna ad accogliere, in apposita sede, anche i tradizionali spettacoli di cabaret e music-hall; uno dei più famosi è il Moulin de La Galette. Henri Toulouse-Lautrec, Ballo al Moulin rouge, 1890, olio su tela, 115 x 150 cm, Philadelphia, Philadelphia Museum of Art Henri Toulouse-Lautrec, Jane Avril che danza la Melinite al Moulin Rouge, 1892, **, 18 x 33 cm, Parigi, Musée du Louvre Henri Toulouse-Lautrec, La Goulue entra al Moulin Rouge, 1892, olio su cartone, 79 x 59 cm, New York, Museum of Modern Art Henri Toulouse-Lautrec, Jane Avril lascia il "Moulin rouge", 1892, olio e gouache su cartone,84,3 x 63,4 cm, Hartford (Connecticut), Wadsworth Atheneum
L’assenzio
La bevanda dell’assenzio è una mistura composta da Pernod, un liquore giallo molto forte con un sapore simile all’anice, e di un ingrediente "magico", la droga dell’assenzio. L’assenzio provocava fortissime allucinazioni. Gli effetti nei consumatori abituali erano la dipendenza, spesso la follia, talora il suicidio. Sembra che ne fosse particolarmente soggetto Vincent Van Gogh, autore di non pochi gesti incontrollati, come l'automutilazione dell'orecchio e il tentativo di omicidio di Gauguin. (vedi il sito http://www.purefilm.com/speed&absinthe/index.htm)
Teatro: il pubblico
Pierre-Auguste Renoir, La loge, 1874Il pubblico del teatro è ben diverso di quello del caffè, è costituito da gentiluomini e da leggiadre dame ingioiellate. L’attenzione di Degas al mondo dello spettacolo si ha nel quadro Al balletto di Roberto il Diavolo, nel quale descrive pubblico, orchestra e anche il balletto. Il suo pubblico è costituito dai suoi amici, ovvero i raffinati signori. Il balletto, invece, è costituito da alcune suore dannate in lento movimento. È l’opera di Mayerbeer, Robert le Diable, rappresentata all’Opera nel 1871. Renoir raffigura il suo pubblico ideale, costituito da suo fratello Edmond e dalla bellissima Ninì López, nell’opera Il palco. Pierre-Auguste Renoir, Il palco, 1874, olio su tela, 80 x 63.5 cm, Londra, Courtauld Institute
Il Thèàtre de l’Opéra
Uno dei maggiori teatri musicali di Parigi è il Teatro dell’Opéra ; infatti nonostante i numerosi cambiamenti di sede è stato da sempre uno dei punti di riferimento più stabili per le scelte artistiche dell’intera cultura francese. Esso ha sintetizzato esemplarmente la visione ufficiale del Paese sia in campo estetico sia nell'ambito sociale e politico: in questo senso la sua funzione e la sua importanza non sono paragonabili a quelle di nessun'altra analoga istituzione europea. Viene inaugurato nel 1671 nella sede del Jeu de Paume con la Pomone di Perrin e di Cambert. Durante la direzione di Lulli, musicista di origine italiana che è il primo ad affermarne la funzione di guida del gusto musicale nazionale, si trasferisce alla Salle du Bel-Air. Dopo numerosi cambiamenti di sede e di denominazione, nel 1875 si sposta definitivamente nell'edificio sito in Place de l'Opéra, progettato dall'architetto Charles Garnier e capace di oltre duemila posti. In questo teatro vi parteciparono come pubblico l’artista Degas , che descrisse con apposita cura lo stesso pubblico, l’orchestra e il balletto di Roberto il diavolo rappresentato nel 1871.
Il circo
Henri Toulouse-Lautrec, La cavallerizza del Circo Fernando, 1888. Uno dei passatempi serali preferiti dagli artisti è il circo, che per loro rappresenta un mondo ai margini della società e della realtà, costituito da luci, movimento, sforzo, gioco. Rappresenta, cioè, un’atmosfera falsamente euforica, dove tutto è possibile, che attrae Degas, Renoir, Seurat e soprattutto, Toulouse-Lautrec, la cui fonte di ispirazione è il Circo Fernando. Seurat è stimolato dalla sua struttura architettonica: linee orizzontali e verticali ben definite e dalle curve della pista e del tendone, per la creazione del quadro Il Circo. Per Lautrec, ne La Cavallerizza, il circo è l’occasione per una inquadratura inconsueta e un’originale rappresentazione del movimento e dello spazio; uno dei temi costanti nelle sue opere è il deformare in senso caricaturale le maschere e le fisionomie dei personaggi di questo mondo notturno. Georges-Pierre Seurat, Il circo, 1891, olio su tela, Parigi, Musée d'Orsay Henri Toulouse-Lautrec, La cavallerizza del Circo Fernando, 1888, olio su tela, 98 x 161 cm, Chicago, Art Institute of Chicago
La prostituzione e le case di piacere
Henri Toulouse-Lautrec, Nella sala da pranzo del bordello, 1893Il tema della prostituzione viene affrontato in modo diverso dagli impressionisti: loro esaminano il fenomeno nella sua crudezza e verità, come un universo umano degno di un’attenta indagine (anche il romanzo naturalista dà però risalto all’argomento). Degas scopre il mondo delle "maisons closes" e ad esso dedica molte opere. Nel Tre ospiti di una casa sedute in fronte, le donne vengono rappresentate in una visione cruda e disincantata, come stereotipate e volgari caricature di donne con qualcosa di animalesco e di irritante, colte in diverse pose intime e naturali, che servono al pittore come studi per i nudi contemporanei. Ma anche Toulouse-Lautrec fa del bordello il soggetto di molte sue opere... Henri Toulouse-Lautrec, Nella sala da pranzo del bordello, 1893, olio su cartone, 60 x 80 cm, Budapest, Szepmuveszeti Muzeum-Loutrec Henri Toulouse-Lautrec, Il divano, 1894, olio su cartone, 63 x 81 cm, New York, Metropolitan Museum of Art.
Pierre-Auguste Renoir, Il Mulino della Galette, 1876. La vita all’aria aperta
Da numerosi dipinti si ricava che per gli impressionisti la vita sia stata un lungo, continuo, interminabile week-end di sole, luce, calore. Nonostante la città risulta affascinante, gli artisti sentono la voglia di evadere. Infatti, i parigini, la domenica o durante le vacanze, fuggono dalla città per godere della vita all’aria aperta, lungo i fiumi, al mare, in campagna. Gite, scampagnate, sport, picnic costituiscono un mondo fatto di allegria, giovinezza e voglia di vivere. Ciò si nota ne La colazione dei canottieri di Renoir, che presenta gli amici del pittore mentre fanno colazione presso una trattoria lungo la Senna, in un capolavoro di naturalezza e Pierre-Auguste Renoir, Colazione dei canottieri, 1881di entusiasmo pittorico. Anche Manet, per un certo periodo, rimase sensibile alle distrazioni e agli svaghi del tempo libero, soprattutto a contatto con l’acqua, come si nota in Sulla spiaggia, dove ritrae le figure della moglie e del fratello con estrema libertà, sotto l’azione della luce solare e in uno spazio continuo che unisce la spiaggia all’acqua del mare, o In barca, dove si denota la stessa luce solare e le vibrazioni dei riflessi sull’acqua. Pierre-Auguste Renoir, Colazione dei canottieri, 1881, olio su tela, 129,5 x 172,7 cm, Washington, The Phillips Collection Edouard Manet, Sulla spiaggia, 1873, 57 x 72 cm, Parigi, collezione J. Doucet Edouard Manet, Claude Monet che dipinge nel suo atelier galleggiante, 1874, 80 x 98 cm, Monaco, Neue Pinakothek
L’esposizione universale
Le esposizioni universali, la prima delle quali è l’esposizione industriale di Londra del 1756, costituiscono tra Ottocento e Novecento una occasione di confronto e di competizione tra le economie del mondo impegnate nella seconda rivoluzione industriale, tanto più essenziale in quanto ci troviamo in un momento di rapida trasformazione economica e sociale. Un’altra Eduard Manet, L'esposizione universale di Parigi, 1867chiave di lettura delle Esposizioni universali può essere la competizione sul piano del prestigio tra le grandi nazioni dell’Europa, che proprio in quegli anni rivaleggiavano nella conquista dei territori coloniali. L’esposizione universale – quindi – come vetrina dell'Imperialismo. L'esigenza di creare ogni volta sedi nuove e provvisorie, capaci di esprimere esemplarmente la forza della nazione e le conquiste della modernità, spinge gli architetti allestitori a notevoli audacie costruttive, con l'impiego sperimentale di nuovi materiali. Tra gli edifici costruiti in occasione delle Esposizioni universali citiamo il Palazzo di Cristallo per l'esposizione di Londra del 1851, la Torre Eiffel per l'esposizione di Parigi del 1889, i padiglioni delle esposizioni di Parigi 1900 e Torino 1902. Anche gli allestimenti forniscono spunti continui alla pubblicità, all'arredamento, al design.
Venezia, città decadente
Venezia è una delle città più amate nell'epoca decadente. La sua è la bellezza del disfacimento: Ruskin la definisce "una città morente, magnifica nella sua dissipazione".
Ruskin si può considerare il padre di una visione di Venezia nella quale la sua bellezza si esalta proprio per ché è in declino. Essa diventa paradigma e modello in quanto è minata dalla corrosione e dal disfacimento, da uno splendore che sfocia in miseria. Lì è la radice di una concezione della bellezza che trascorre non solo o non tanto nel Decadentismo e nel Modernismo, ma che piuttosto si afferma per i suoi aspetti di congenita obsolescenza, accattivante decadimento, come luogo di eccellenza artistica e insieme (o conseguentemente) di morte. Venezia è bella perché è in rovina; la rovina è il marchio o il segno della sua bellezza. È una bellezza in tutti i sensi "perduta", perché è perduta. Nessun dubbio che Ruskin sia intossicato di Venezia e della sua bellezza: ma "intossicato" è appunto il termine calzante, appropriato. La Venezia romantica delle sue lettere e poesie giovanili è sotto il segno di Byron, fascinosa e tenebrosa insieme ("come un monumento, una tomba"); nel 1841 è "il Paradiso delle città", ma con tanta luna da rendere lunatica buona parte dell'umanità... Luogo di luce e casa del cuore, accanto alla Venezia di mattoni e pietre c'è quella del mistero e della morte. Già s'insinua l'idea esplicita della bellezza in declino. "La velocità con cui Venezia se ne va è pressappoco quella di una zolletta di zucchero nel tè bollente", "spianata" Claude Monet, Palazzo da Mula a Venezia, 1908com'è dall'imperversare della modernità. Il disgusto per la Venezia contemporanea va di pari passo con l'emergere, nei suoi scritti, di una città spettrale accanto a quella di una stupefacente bellezza architettonica, stupefacente proprio perché la bellezza naturale e architettonica è come strinata di corruzione e di morte - due aspetti che diventano costitutivi della sua bellezza. Nel suo libro fondamentale di pochi anni fa sul "Desiderio di Venezia", Venice Desired, Tony Tanner mostra come questa commistione colori tutte le enunciazioni di Ruskin su Venezia e continui, con diversa accentuazione, per tutto il corso della sua vita e della sua opera. "Non provo alcun romanticismo a Venezia. È solo un mucchio di rovine", aveva scritto al padre. La lunga caduta di Venezia, che è come il filo rosso e il punto di arrivo del suo libro fondamentale, Le pietre di Venezia, è quasi morbosamente espressa con un vocabolario di stagnazione, degrado, tenebra, rovina e morte. Ovunque Venezia e la sua bellezza sono sotto il segno del Tempo e del Decadimento. Fin dalla prima pagina: "lasciata alla nostra contemplazione nel periodo conclusivo del suo declino: uno spettro sulle nebbie del mare, così debole - così quieta, - così priva di tutto tranne la sua bellezza, che potremmo ben dubitare, guardandone il tenue riflesso nel miraggio della laguna, qual era la Città, e quale l'Ombra". Venezia ha la sua maestà, ma è una maestà decaduta; è in sé, oltre che nella narrativa e nei drammi coevi, annota Ruskin, "una cosa di ieri, una mera efflorescenza di decadimento, un sogno teatrale che il primo raggio di sole dissiperà in polvere". Dopo il Rinascimento, seguì (per motivi del tutto idiosincratici a Ruskin) un'istantanea degradazione che rese Venezia "una città morente, magnifica nella sua dissipazione". Questo è il punto, e il particolare segno di Venezia: l'efflorescenza del decadimento, la magnificenza della dissipazione. "Venezia nell'infanzia aveva seminato fra le lacrime il raccolto che ne avrebbe tratto gioendo. Ora seminava ridendo i semi di morte", intona Ruskin avviandosi alla conclusione, ed equiparando la caduta di Venezia a quella delle Città della Pianura, Sodoma e Gomorra. Il suo crepuscolo è splendido e malato, radioso e malsano; è il frutto, come Ruskin scriveva nel quinto volume di Pittori moderni, della vana ricerca della bellezza. La definiscono i segni del decadimento e del distress, una (relativa) "Pace di Morte"; la città resta insieme "Regina di marmo" e di fango.
Col tempo, dunque, Ruskin accentua la negatività di quella bellezza, la sua intima corruzione. "Non avevo mai visto Venezia apparire così morta prima, o mi ci ero sentito così morto", scrive nel diario del 1876; "In questa città vedo più il giudizio di Dio, che non la Sua misericordia" (in una lettera inedita). C'è un passo risolutivo, che esemplifica alla perfezione questa fase conclusiva. Nella città assediata e svilita dai turisti, dagli "odiosi inglesi", un affresco di Giorgione che sta scomparendo diventa l'epitome della città che sta svanendo, e della sua bellezza segnata dal declino e dalla morte: "lì si vede la fine della mia Venezia, - la Venezia di cui voglio parlarvi. Della vostra, quella dei Grandi Alberghi e dei vapori di linea, potete scrivervi la storia da soli".
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| La 'Colazione dei canottieri' - Renoir 1880-81 |
Lo sviluppo urbano di Parigi
Intorno al 1880, vi è un periodo di grande sviluppo fisico e morale e di modificazione della struttura della città di Parigi. Le strade di Parigi sono al centro di un lavoro di ristrutturazione e della parallela espressione delle nostalgie nei confronti dell’urbanità perduta. La Belle Époque porta, pertanto, un rinnovamento nelle architetture e profonde trasformazioni sia della struttura della città che delle sue diramazioni; infatti è segnata da una ripresa dell’edilizia e dell’inventiva architettonica. Parigi però, intorno al 1850-1870, è una città più o meno rigorosamente definita.
Haussmann
(Parigi 1809-1891). Quest'uomo politico francese, il barone Haussmann è l'autore di un vasto piano di ristrutturazione urbanistica della capitale francese. Una brillante carriera nella pubblica amministrazione lo porta a essere, sotto Napoleone III, prefetto del dipartimento della Senna (dal 1853 al 1869). Valendosi degli ampi poteri connessi alla sua carica, Haussmann realizza la trasformazione urbanistica di Parigi. Il Piano Regolatore è lo strumento che permettere una crescita senza limiti della città e guida la costruzione di opere monumentali che esprimano il prestigio dello stato. Egli ha il compito di annettere a Parigi la periferia. Nel 1851, la metropoli supera il milione di abitanti, nel 1872 la città di Haussmann raggiunge quasi due milioni di abitanti e il movimento dell’industrializzazione aumenta sempre di più. La storia demografica della capitale conduce a una nuova distribuzione della popolazione all’interno degli agglomerati. Di rilevante importanza è il fatto che la città di Parigi è caratterizzata da una forte centralità, è la capitale politica in quanto i capi di stato hanno qui sede, e Camille Pissarro, Boulevard Montmartre: mattina, tempo grigio, 1897svolge anche un ruolo direttivo e unico in Francia. I quartieri della Parigi medievale, sovrappopolati, percorsi da strade strette e tortuose, presentavano gravi problemi di natura igienica e di ordine pubblico. Le misere condizioni di vita del popolo favorivano lo sviluppo della criminalità e il sorgere di rivolte. La polizia si trovava in difficoltà nel reprimere queste sollevazioni: le strade strette potevano essere facilmente bloccate da barricate, i passaggi, i cortili nascosti, i mille anfratti della città vecchia fornivano comode opportunità ai fuggiaschi. Haussmann risolve i problema alla radice, abbattendo i quartieri medievali (ad esempio, quello dell'Île de la Cité). Il piano regolatore prevede diversi interventi tra loro collegati: a) la realizzazione di nuove strade larghe e rettilinee, i boulevards alberati, che formano un sistema coerente di comunicazione tra i principali centri della vita cittadina e le stazioni ferroviarie; b) la creazione di un sistema di parchi pubblici, il più grande ed elegante dei quali era il Bois de Boulogne, antica riserva di caccia reale; c) la riorganizzazione della rete dei servizi urbani: nuovi acquedotti, una nuova rete delle fognature, l'installazione dell'illuminazione a gas nelle strade; d) la costruzione di quartieri periferici nei quali sistemare la popolazione operaia espulsa dal centro. Il piano di Haussmann era così funzionale alle esigenze di ordine e sviluppo poste dalla rapida e disordinata espansione urbana derivante dalla rivoluzione industriale da essere imitato in molte città europee: tra queste ricordiamo Vienna, nella quale viene aperto l'anello stradale del Ring, Barcellona, Bruxelles, Lione, Firenze.
Parigi cambia ancora faccia
Dopo l’esperimento di Haussmann la città continua a prendere nuove forme: si ha un arricchimento notevole del panorama parigino e delle sue strutture. Risalgono a quest’epoca: il Sacre Coeur, la Tour Eiffel, il Grand Palais, il nuovo Trocadéro, il Moulin rouge e il cinema Rex, gli edifici cioè "Belle époque" e le costruzioni in mattoni del Comune di Parigi. La Belle Époque Georges-Pierre Seurat, segna il panorama parigino più per estensione geografica e per ubiquità di rapporti che per l’importanza formale. Tra il 1910 e il 1914 si ricostruiscono in media 1.500 edifici, cioè 6.000 piani e circa 12.000 alloggi all’anno. Questi dati sono sufficienti a costituire una nuova immagine di Parigi e a dare un risveglio all’architettura. Quanto allo stile si sente l’influenza della fantasia dell’Art Nouveau e dello stile floreale. Questi stili di costruzione riempiono a grappoli spazi vuoti, appezzamenti liberi o ricostruiti. L’edilizia della Belle Époque è caratterizzata, quindi, da una presenza multiforme, diversa dal ripetitivo alternarsi dell’haussmannizzazione. Con la Belle Époque si ha così la trasformazione settoriale e l’ascesa sociale e, nel 1911, Delaney crea la Commissione per l’ampliamento e l’abbellimento di Parigi che, nel tracciare la storia urbanistica della capitale, individua i nuovi problemi che si pongono a livello di agglomerazione.
Parigi come centro intellettuale
La Parigi della Belle Époque, inoltre, è il centro intellettuale e culturale dell'Europa.
Infatti il geografo Elisée Reclus, attorno al 1880, afferma: "A ogni modo, Parigi si distingue più per i suoi laboratori che per le sue fabbriche, e la maggior parte dei suoi operai sono degli artigiani, persino degli artisti, e non dei manovali (…). D’altronde, quello che fa l’eccellenza dell’industria di Parigi è l’atmosfera di intelligenza e di arte che la circonda (…). A centinaia inventori e artisti trascinati dalla passione del bello, lavorano in solitaria indipendenza, e quasi sempre oscuramente, per i progressi dell’industria. Spesso oppressi dalla miseria, sfruttati da abili speculatori, molti di loro cadono sul campo del lavoro, ma non senza aver dato il loro contributo ai progressi che assicurano a Parigi la preminenza fra le città del lavoro." Alcuni ingegneri e architetti, che si riferiscono al socialismo utopico, denunciano l’eccessiva concentrazione a Parigi di alcuni artisti, chiamati dal mondo borghese i "miserabili" che progettano di rimodellare Parigi per farne il centro di scambi visibili e invisibili.
La Bohème
Bohème e bohèmien sono termini francesi entrati anche nell'uso italiano a designare un genere di vita fatto di estro, di provvisorietà, sempre alle prese con problemi economici, proprio di certi gruppi di artisti e letterati del sec. XIX. Spesso questi intellettuali spiantati e un po’ anarchici trovavano la loro sede ideale nei quartieri parigini della Rive Gauche, situati appunto sulla riva sinistra della Senna. Da dove derivano i vocaboli? La parola bohème, nata dal riferimento agli zingari che in genere provenivano dalla Boemia, definisce, in francese, anche la persona che pratichi una vita errabonda e disordinata. Come fenomeno intellettuale e di costume la vita libera, anticonformista e "maledetta" di bohème ha gli esempi più illustri nel gruppo di Gautier. La Bohème è anche il titolo di un'opera di Puccini (1896), ispirata al romanzo di Murger Scènes de la vie de bohème (1847-49). I protagonisti sono alcuni giovani artisti, che vivono poveri e liberi nelle soffitte di Parigi.
La Belle époque
Henri Toulouse-Lautrec, Jane Avril che danza la Melinite al Moulin Rouge, 1892. In Europa, il periodo tra la fine del XIX secolo ed il principio del XX secolo, ovvero gli anni che precedettero la prima guerra mondiale, è ricordato con il nome di "La Belle Époque", l’epoca "bella" per eccellenza. Designa tradizionalmente il periodo di euforia tra la fine del sec. XIX e lo scoppio della I guerra mondiale, caratterizzato, specialmente per la borghesia francese, da benessere economico e da vita gaia e spensierata. Per intenderci, sono gli anni del can can. Tutto questo mentre si vanno addensando le nubi che porteranno al grande temporale della Grande Guerra.
Nascita della Belle Époque a Parigi
Durante la fine dell’800, progresso tecnico, scientifico, espansione coloniale, politica, economica costituiscono i simboli della nuova civiltà moderna. Così le Esposizioni Universali si trasformano da mercato in prestigio nazionale; nascono i grandi magazzini con il nome significativo di magasines de nouveauté; l’apertura del Canale di Suez rappresenta il simbolo della tecnica francese e la conferma della sua influenza internazionale. Per la prima volta nella storia dell’architettura il ferro appare come un materiale da costruzione artificiale, che riceve un impulso tale da avere un’evoluzione con la locomotiva, e nel 1889 si inizia a Parigi la costruzione del simbolo del progresso e del valore del genio: la Tour Eiffel.
L’età dell’Impressionismo inizia con un doppio scandalo: da un lato la pittura di Manet, che rivoluziona la concezione tradizionale della forma, dall’altro la critica di Zola, che attacca le convenzioni dell’arte ufficiale.
La vita contemporanea: la città (secondo gli impressionisti)
Pierre-Auguste Renoir, Gli ombrelli, 1881-82 e 1885-86Gli impressionisti sono stanchi dei movimenti e dell’esclusiva grandezza del passato classico e per questo fatto si interessano della vita contemporanea, per scoprirne le caratteristiche ed il fascino. Così si trasformano nei "pittori della vita moderna", che Baudelaire aveva auspicato, affermando che il pittore sarà colui che sarà in grado di rappresentarci il bello della vita attuale. Ci si rende conto così che anche lo spettacolo della società umana è altrettanto importante oltre quello della natura. La città di Haussmann così viene vista come nucleo vitale di folla, animazione, luci, colori, movimento, che Renoir, Pissarro, Caillebotte colgono ciascuno a proprio modo. Claude Monet, Boulevard des Capucines, 1873,olio su tela, 79 x 59 cm, Nelson-Atkins Museum of Arts, Kansas City Camille Pissarro, Avenue de l'Opera, Place du Theatre Francais: tempo grigio, 1898, olio su tela, 74 x 91.5 cm, collezione privata, New York Jean Beraud, I boulevards
La città durante il giorno: il lavoro
Maximilien Luce, Il quai des Orfèvres, 1899Di rilevante importanza diventa la vita quotidiana e, infatti, l’impressionista che riesce a rendere i diversi aspetti della realtà quotidiana del suo tempo è Degas. Egli è un curioso osservatore; inquieto e instancabile, cerca di penetrare tutti i dati, cercando di conservarne intatte l’immediatezza e la spontaneità. Tutto lo interessa e lo attrae, dall’esistenza del borghese-tipo allo sforzo costante dell’umile lavandaia o modista. Durante un soggiorno a Hilaire German Edgar Degas, Mercato del cotoneNew Orleans, 1873New Orleans, crea quadri come Le bureau de coton á la Nouvelle Orleans, dove rappresenta i diversi membri della sua famiglia intenti nelle occupazioni consuete diverse da quelle domestiche. Egli inoltre indaga le diverse attività femminili durante l’intero arco della giornata, dalle dame alle stiratrici. Nel quadro Le stiratrici, ciò che attrae il pittore è la contrapposizione del movimento al colore. Hilaire German Edgar Degas, Le stiratrici, 1884, olio su tela, 76 x 81 cm, Parigi, Musée d'Orsay Gustave Caillebotte, I pulitori di pavimenti Hilaire German Edgar Degas, Mercato del cotone a New Orleans, 1873, olio su tela, 73 x 92 cm, Pau, Musée Municipal
Gli svaghi
Georges-Pierre Seurat, La parata del circo, 1888Anche Manet, come altri pittori della fine dell’800, contribuisce a mettere a fuoco l’esistenza della vita "moderna" parigina. Un esempio si ha nel quadro La musica alle Tuileries (1860), dove egli rappresenta un momento di svago di una società elegante, raffinata e colta, come il compositore Offenbach, Baudelaire. La musica, come si nota, dunque diventa pretesto per un ritrovo mondano-culturale di una società caratterizzata dal salotto, sia all’interno di una casa che all’aperto. Uno dei più celebri giardini è quello di Tuileries, nel quale le ragazzine imparano gli intrighi, l’arte del civettare e le gentilezze del mondo. Un altro svago è la passeggiata a cavallo, come si nota nel quadro Cavalieri al Bois de Boulogne, grazie alla quale i signori sentono la necessità di stare all’aria aperta. Edouard Manet, La musica alle Tuileries, 1861, olio su tela, 76 x 118 cm, Londra, National Gallery Pierre-Auguste Renoir, Cavalieri al Bois de Boulogne, 1873, olio su tela, 261 x 226cm, Amburgo, Kunsthalle Questa conquista della vita all’aria aperta, del verde, dello sport, di questi fenomeni nuovi per la Francia, seguono la tradizione anglosassone, sia dal punto di vista del costume, che si evidenzia in due opere in particolare, La vettura alle corse di Degas per il carattere decisamente inglese della "vettura", del cilindro del guidatore e del Bulldog, considerato come documento di vita e di gusto di quest’epoca, e la Partita di Cricket di Manet. Hilaire German Edgar Degas, Alle corse in campagna, 1872, olio su tela, 36,5 x 55,9 cm, Boston, Museum of Fine Arts Edouard Manet, La partita di cricket, 1873, Francoforte, Städelsches Kunstinstitut
La città di sera: al caffè concerto
La città di sera cambia fisionomia; infatti la briosa animazione e l’illuminazione artificiale delle lampade a gas conferiscono un aspetto quasi magico e fantastico ai Caffè. Questo luogo è visto come l’occasione per fare quattro chiacchiere dopo cena; è anche un luogo di incontro di un pubblico multiforme, dai passanti indifferenti a uomini di cultura: musicisti, letterati, artisti, fotografi. Nei caffè si formano veri e propri circoli, dove si discutono e dibattono problemi di ogni tipo. L’impressionismo, a livello teorico, nasce in uno di questi caffè, con Manet, Zola, Duret, Renoir, Pissarro, ecc. Ed è in un altro di questi che gli stessi impressionisti si ritrovano dopo il ’75, precisamente a "La Nouvelle Athènes". A Manet e Degas spetta il merito di mettere in luce l’atmosfera di forzata allegria, smarrimento e solitudine, come si mostra ne Al caffè di Manet e ne L’assenzio, dove Degas crea due suoi amici, la bella attrice Ellen Andrée e il pittore Marcellin Desbautin; in questo quadro si denota la bottiglia che testimonia il vizio dell’alcolismo. Oltre al caffè, un mondo parallelo è quello del caffè-concerto, dove Degas ne Les Ambassadeurs esamina l’animazione, l’euforia e il senso espressionistico della cantante e delle sue compagne. Edouard Manet, Il caffè nella rue du Theatre Français, 1880, **, ***, Glasgow, Art Gallery and Museum, the Burrell Collection Edouard Manet, Il bar delle Folies-Bergère, 1882, ***, 96 x 130 cm, Londra, Tate Gallery Hilaire German Edgar Degas, Donne sedute al caffè, 1877, Parigi, Musée du Louvre, Cabinet des Dessins Hilaire German Edgar Degas, L’assenzio, 1876, olio su tela, 92 x 68 cm, Parigi, Musée d'Orsay
Henri Toulouse-Lautrec, Ballo al Moulin rouge. 1889 Moulin rouge
Durante la Belle époque in Francia si sviluppò uno spettacolo, che diventerà una delle più famose caratteristiche della Francia: Il Moulin Rouge. Questa sorta di spettacolo o teatro parigino viene costruito da Zidler e J. Oller nel 1889 e viene subito destinato a spettacoli di musica hall, varietà e Café- chantant e operetta, il tutto improntato sul luogo del vecchio ballo della Reine Blanche. Il Moulin Rouge è ricordato anche come luogo di incontro e di svago degli artisti; infatti è reso famoso per l’apporto dei più qualificati artisti come uno dei personaggi immortalati da Toulouse-Lautrec: la Goulue, Jane Avril, Nini pattes-en-l'air, Valentin le Désossé, ecc., prestigiosi interpreti della quadrille réalistee che accolgono spettacoli compositi ed eleganti dal French can-can alle lussureggianti riviste di Mistinguett, che segnano una svolta decisiva nella storia del genere, determinando la nascita della grande rivista "alla francese". Intorno al 1930 viene trasformato in sala cinematografica; successivamente torna ad accogliere, in apposita sede, anche i tradizionali spettacoli di cabaret e music-hall; uno dei più famosi è il Moulin de La Galette. Henri Toulouse-Lautrec, Ballo al Moulin rouge, 1890, olio su tela, 115 x 150 cm, Philadelphia, Philadelphia Museum of Art Henri Toulouse-Lautrec, Jane Avril che danza la Melinite al Moulin Rouge, 1892, **, 18 x 33 cm, Parigi, Musée du Louvre Henri Toulouse-Lautrec, La Goulue entra al Moulin Rouge, 1892, olio su cartone, 79 x 59 cm, New York, Museum of Modern Art Henri Toulouse-Lautrec, Jane Avril lascia il "Moulin rouge", 1892, olio e gouache su cartone,84,3 x 63,4 cm, Hartford (Connecticut), Wadsworth Atheneum
L’assenzio
La bevanda dell’assenzio è una mistura composta da Pernod, un liquore giallo molto forte con un sapore simile all’anice, e di un ingrediente "magico", la droga dell’assenzio. L’assenzio provocava fortissime allucinazioni. Gli effetti nei consumatori abituali erano la dipendenza, spesso la follia, talora il suicidio. Sembra che ne fosse particolarmente soggetto Vincent Van Gogh, autore di non pochi gesti incontrollati, come l'automutilazione dell'orecchio e il tentativo di omicidio di Gauguin. (vedi il sito http://www.purefilm.com/speed&absinthe/index.htm)
Teatro: il pubblico
Pierre-Auguste Renoir, La loge, 1874Il pubblico del teatro è ben diverso di quello del caffè, è costituito da gentiluomini e da leggiadre dame ingioiellate. L’attenzione di Degas al mondo dello spettacolo si ha nel quadro Al balletto di Roberto il Diavolo, nel quale descrive pubblico, orchestra e anche il balletto. Il suo pubblico è costituito dai suoi amici, ovvero i raffinati signori. Il balletto, invece, è costituito da alcune suore dannate in lento movimento. È l’opera di Mayerbeer, Robert le Diable, rappresentata all’Opera nel 1871. Renoir raffigura il suo pubblico ideale, costituito da suo fratello Edmond e dalla bellissima Ninì López, nell’opera Il palco. Pierre-Auguste Renoir, Il palco, 1874, olio su tela, 80 x 63.5 cm, Londra, Courtauld Institute
Il Thèàtre de l’Opéra
Uno dei maggiori teatri musicali di Parigi è il Teatro dell’Opéra ; infatti nonostante i numerosi cambiamenti di sede è stato da sempre uno dei punti di riferimento più stabili per le scelte artistiche dell’intera cultura francese. Esso ha sintetizzato esemplarmente la visione ufficiale del Paese sia in campo estetico sia nell'ambito sociale e politico: in questo senso la sua funzione e la sua importanza non sono paragonabili a quelle di nessun'altra analoga istituzione europea. Viene inaugurato nel 1671 nella sede del Jeu de Paume con la Pomone di Perrin e di Cambert. Durante la direzione di Lulli, musicista di origine italiana che è il primo ad affermarne la funzione di guida del gusto musicale nazionale, si trasferisce alla Salle du Bel-Air. Dopo numerosi cambiamenti di sede e di denominazione, nel 1875 si sposta definitivamente nell'edificio sito in Place de l'Opéra, progettato dall'architetto Charles Garnier e capace di oltre duemila posti. In questo teatro vi parteciparono come pubblico l’artista Degas , che descrisse con apposita cura lo stesso pubblico, l’orchestra e il balletto di Roberto il diavolo rappresentato nel 1871.
Il circo
Henri Toulouse-Lautrec, La cavallerizza del Circo Fernando, 1888. Uno dei passatempi serali preferiti dagli artisti è il circo, che per loro rappresenta un mondo ai margini della società e della realtà, costituito da luci, movimento, sforzo, gioco. Rappresenta, cioè, un’atmosfera falsamente euforica, dove tutto è possibile, che attrae Degas, Renoir, Seurat e soprattutto, Toulouse-Lautrec, la cui fonte di ispirazione è il Circo Fernando. Seurat è stimolato dalla sua struttura architettonica: linee orizzontali e verticali ben definite e dalle curve della pista e del tendone, per la creazione del quadro Il Circo. Per Lautrec, ne La Cavallerizza, il circo è l’occasione per una inquadratura inconsueta e un’originale rappresentazione del movimento e dello spazio; uno dei temi costanti nelle sue opere è il deformare in senso caricaturale le maschere e le fisionomie dei personaggi di questo mondo notturno. Georges-Pierre Seurat, Il circo, 1891, olio su tela, Parigi, Musée d'Orsay Henri Toulouse-Lautrec, La cavallerizza del Circo Fernando, 1888, olio su tela, 98 x 161 cm, Chicago, Art Institute of Chicago
La prostituzione e le case di piacere
Henri Toulouse-Lautrec, Nella sala da pranzo del bordello, 1893Il tema della prostituzione viene affrontato in modo diverso dagli impressionisti: loro esaminano il fenomeno nella sua crudezza e verità, come un universo umano degno di un’attenta indagine (anche il romanzo naturalista dà però risalto all’argomento). Degas scopre il mondo delle "maisons closes" e ad esso dedica molte opere. Nel Tre ospiti di una casa sedute in fronte, le donne vengono rappresentate in una visione cruda e disincantata, come stereotipate e volgari caricature di donne con qualcosa di animalesco e di irritante, colte in diverse pose intime e naturali, che servono al pittore come studi per i nudi contemporanei. Ma anche Toulouse-Lautrec fa del bordello il soggetto di molte sue opere... Henri Toulouse-Lautrec, Nella sala da pranzo del bordello, 1893, olio su cartone, 60 x 80 cm, Budapest, Szepmuveszeti Muzeum-Loutrec Henri Toulouse-Lautrec, Il divano, 1894, olio su cartone, 63 x 81 cm, New York, Metropolitan Museum of Art.
Pierre-Auguste Renoir, Il Mulino della Galette, 1876. La vita all’aria aperta
Da numerosi dipinti si ricava che per gli impressionisti la vita sia stata un lungo, continuo, interminabile week-end di sole, luce, calore. Nonostante la città risulta affascinante, gli artisti sentono la voglia di evadere. Infatti, i parigini, la domenica o durante le vacanze, fuggono dalla città per godere della vita all’aria aperta, lungo i fiumi, al mare, in campagna. Gite, scampagnate, sport, picnic costituiscono un mondo fatto di allegria, giovinezza e voglia di vivere. Ciò si nota ne La colazione dei canottieri di Renoir, che presenta gli amici del pittore mentre fanno colazione presso una trattoria lungo la Senna, in un capolavoro di naturalezza e Pierre-Auguste Renoir, Colazione dei canottieri, 1881di entusiasmo pittorico. Anche Manet, per un certo periodo, rimase sensibile alle distrazioni e agli svaghi del tempo libero, soprattutto a contatto con l’acqua, come si nota in Sulla spiaggia, dove ritrae le figure della moglie e del fratello con estrema libertà, sotto l’azione della luce solare e in uno spazio continuo che unisce la spiaggia all’acqua del mare, o In barca, dove si denota la stessa luce solare e le vibrazioni dei riflessi sull’acqua. Pierre-Auguste Renoir, Colazione dei canottieri, 1881, olio su tela, 129,5 x 172,7 cm, Washington, The Phillips Collection Edouard Manet, Sulla spiaggia, 1873, 57 x 72 cm, Parigi, collezione J. Doucet Edouard Manet, Claude Monet che dipinge nel suo atelier galleggiante, 1874, 80 x 98 cm, Monaco, Neue Pinakothek
L’esposizione universale
Le esposizioni universali, la prima delle quali è l’esposizione industriale di Londra del 1756, costituiscono tra Ottocento e Novecento una occasione di confronto e di competizione tra le economie del mondo impegnate nella seconda rivoluzione industriale, tanto più essenziale in quanto ci troviamo in un momento di rapida trasformazione economica e sociale. Un’altra Eduard Manet, L'esposizione universale di Parigi, 1867chiave di lettura delle Esposizioni universali può essere la competizione sul piano del prestigio tra le grandi nazioni dell’Europa, che proprio in quegli anni rivaleggiavano nella conquista dei territori coloniali. L’esposizione universale – quindi – come vetrina dell'Imperialismo. L'esigenza di creare ogni volta sedi nuove e provvisorie, capaci di esprimere esemplarmente la forza della nazione e le conquiste della modernità, spinge gli architetti allestitori a notevoli audacie costruttive, con l'impiego sperimentale di nuovi materiali. Tra gli edifici costruiti in occasione delle Esposizioni universali citiamo il Palazzo di Cristallo per l'esposizione di Londra del 1851, la Torre Eiffel per l'esposizione di Parigi del 1889, i padiglioni delle esposizioni di Parigi 1900 e Torino 1902. Anche gli allestimenti forniscono spunti continui alla pubblicità, all'arredamento, al design.
Venezia, città decadente
Venezia è una delle città più amate nell'epoca decadente. La sua è la bellezza del disfacimento: Ruskin la definisce "una città morente, magnifica nella sua dissipazione".
Ruskin si può considerare il padre di una visione di Venezia nella quale la sua bellezza si esalta proprio per ché è in declino. Essa diventa paradigma e modello in quanto è minata dalla corrosione e dal disfacimento, da uno splendore che sfocia in miseria. Lì è la radice di una concezione della bellezza che trascorre non solo o non tanto nel Decadentismo e nel Modernismo, ma che piuttosto si afferma per i suoi aspetti di congenita obsolescenza, accattivante decadimento, come luogo di eccellenza artistica e insieme (o conseguentemente) di morte. Venezia è bella perché è in rovina; la rovina è il marchio o il segno della sua bellezza. È una bellezza in tutti i sensi "perduta", perché è perduta. Nessun dubbio che Ruskin sia intossicato di Venezia e della sua bellezza: ma "intossicato" è appunto il termine calzante, appropriato. La Venezia romantica delle sue lettere e poesie giovanili è sotto il segno di Byron, fascinosa e tenebrosa insieme ("come un monumento, una tomba"); nel 1841 è "il Paradiso delle città", ma con tanta luna da rendere lunatica buona parte dell'umanità... Luogo di luce e casa del cuore, accanto alla Venezia di mattoni e pietre c'è quella del mistero e della morte. Già s'insinua l'idea esplicita della bellezza in declino. "La velocità con cui Venezia se ne va è pressappoco quella di una zolletta di zucchero nel tè bollente", "spianata" Claude Monet, Palazzo da Mula a Venezia, 1908com'è dall'imperversare della modernità. Il disgusto per la Venezia contemporanea va di pari passo con l'emergere, nei suoi scritti, di una città spettrale accanto a quella di una stupefacente bellezza architettonica, stupefacente proprio perché la bellezza naturale e architettonica è come strinata di corruzione e di morte - due aspetti che diventano costitutivi della sua bellezza. Nel suo libro fondamentale di pochi anni fa sul "Desiderio di Venezia", Venice Desired, Tony Tanner mostra come questa commistione colori tutte le enunciazioni di Ruskin su Venezia e continui, con diversa accentuazione, per tutto il corso della sua vita e della sua opera. "Non provo alcun romanticismo a Venezia. È solo un mucchio di rovine", aveva scritto al padre. La lunga caduta di Venezia, che è come il filo rosso e il punto di arrivo del suo libro fondamentale, Le pietre di Venezia, è quasi morbosamente espressa con un vocabolario di stagnazione, degrado, tenebra, rovina e morte. Ovunque Venezia e la sua bellezza sono sotto il segno del Tempo e del Decadimento. Fin dalla prima pagina: "lasciata alla nostra contemplazione nel periodo conclusivo del suo declino: uno spettro sulle nebbie del mare, così debole - così quieta, - così priva di tutto tranne la sua bellezza, che potremmo ben dubitare, guardandone il tenue riflesso nel miraggio della laguna, qual era la Città, e quale l'Ombra". Venezia ha la sua maestà, ma è una maestà decaduta; è in sé, oltre che nella narrativa e nei drammi coevi, annota Ruskin, "una cosa di ieri, una mera efflorescenza di decadimento, un sogno teatrale che il primo raggio di sole dissiperà in polvere". Dopo il Rinascimento, seguì (per motivi del tutto idiosincratici a Ruskin) un'istantanea degradazione che rese Venezia "una città morente, magnifica nella sua dissipazione". Questo è il punto, e il particolare segno di Venezia: l'efflorescenza del decadimento, la magnificenza della dissipazione. "Venezia nell'infanzia aveva seminato fra le lacrime il raccolto che ne avrebbe tratto gioendo. Ora seminava ridendo i semi di morte", intona Ruskin avviandosi alla conclusione, ed equiparando la caduta di Venezia a quella delle Città della Pianura, Sodoma e Gomorra. Il suo crepuscolo è splendido e malato, radioso e malsano; è il frutto, come Ruskin scriveva nel quinto volume di Pittori moderni, della vana ricerca della bellezza. La definiscono i segni del decadimento e del distress, una (relativa) "Pace di Morte"; la città resta insieme "Regina di marmo" e di fango.
Col tempo, dunque, Ruskin accentua la negatività di quella bellezza, la sua intima corruzione. "Non avevo mai visto Venezia apparire così morta prima, o mi ci ero sentito così morto", scrive nel diario del 1876; "In questa città vedo più il giudizio di Dio, che non la Sua misericordia" (in una lettera inedita). C'è un passo risolutivo, che esemplifica alla perfezione questa fase conclusiva. Nella città assediata e svilita dai turisti, dagli "odiosi inglesi", un affresco di Giorgione che sta scomparendo diventa l'epitome della città che sta svanendo, e della sua bellezza segnata dal declino e dalla morte: "lì si vede la fine della mia Venezia, - la Venezia di cui voglio parlarvi. Della vostra, quella dei Grandi Alberghi e dei vapori di linea, potete scrivervi la storia da soli".
sabato 10 dicembre 2011
venerdì 9 dicembre 2011
giovedì 8 dicembre 2011
mercoledì 7 dicembre 2011
lunedì 5 dicembre 2011
sabato 3 dicembre 2011
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| Lisa Shaw in Tomorrow |
Lisa Shaw’s music career expanded when she arrived in New York City from Toronto. Shaw received a friendly welcome to New York City by people in the underground electronica/house music communities. She debuted in 1995 with a single titled, “Makin’ Love Makin’ Music”, written by DJ Smash. After it became a hit in the underground, she released many more singles and collaborated with several productions, a few collaborations with Shaw’s husband, DJ Swingsett and most notable, producer/songwriter,Miguel Migs. Many of these such singles have appeared on many compilations. Shaw released her debut solo album, Cherry in 2005 on the Astralwerks label. Shaw appears as a featured singer on Miguel Migs’s 2007 album, Those Things. Kaba Modern used a remix of her single “Grown Apart” on the first season of America’s Best Dance Crew in 2008. Her second album entitled “Free” will be released on March 10th, 2009.
LISA SHAW - Biografia
La carriera musicale di Lisa Shaw coincide con il suo arrivo a New York da Toronto. Al suo arrivo Lisa riceve un cordiale benvenuto a New York da parte di molte persone appartenenti alla elettronic / house. Ha debuttato nel 1995 con un singolo intitolato "Makin 'Love Makin' Music", scritto da DJ Smash. Dopo quell'immediato successo, pubblica molti altri singoli e collabora con numerose produzioni. Anche il marito, il DJ Swingsett è stato suo partner di successo con il produttore Miguel Migs. Molti di questi singoli sono apparsi su diverse compilation. Lisa Shaw ha pubblicato il suo primo album da solista, Cherry nel 2005 con l'etichetta Astralwerks. Come detto Lisa Shaw appare spesso nelle collezioni di Miguel Migs, soprattutto nell'album del 2007. Kaba Moderna usa in un remix il suo singolo "Grown Apart" in America 's Dance nel 2008. Il suo secondo album intitolato "Free" è uscito il 10 marzo del 2009. Mentre l'ultimo singolo nell'album di Miguel migs è "Nude Tempo One" (2011).
venerdì 2 dicembre 2011
giovedì 1 dicembre 2011
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